Bici da corsa e incidenti: rischi, consapevolezza e sicurezza sulla strada

Gli incidenti in bici da corsa possono avere conseguenze molto diverse, ma anche un impatto apparentemente limitato può trasformarsi in una tragedia. La giovanissima ciclista Sara Piffer è stata travolta e uccisa da un'auto mentre si trovava lungo una strada che collega Mezzocorona a Mezzolombardo, in provincia di Trento.

Con lei su un'altra bici da corsa il fratello, Christian, anche lui ciclista agonista negli U23, che ha riportato ferite non gravi. Dalla prima ricostruzione un'auto guidata da un uomo, un 70enne della zona, che veniva in senso opposto e che ne stava sorpassando un'altra, ha investito la diciannovenne. Malgrado l'intervento dell'elicottero del 118 e i tentativi di rianimarla, le ferite riportate dalla ragazza sono state fatali.

La procura di Trento ha aperto un fascicolo per omicidio stradale. Questo episodio mostra quanto sia vulnerabile chi pedala su una bici da corsa e quanto l'errore di un altro utente della strada possa diventare imprevedibile e impossibile da neutralizzare del tutto.

Perché la bici da corsa espone a rischi particolari

Sebbene siano oltre 30 anni che vado in bici e sebbene io mi reputi un ciclista esperto, in realtà non lo sarò mai abbastanza. C’è sempre da imparare, ci sono sempre errori da evitare, ma SOPRATTUTTO ci sono gli errori altrui da considerare e poi, possibilmente, da evitare.

E questa considerazione deve far cambiare tutto nella mente di un qualunque ciclista e, poi, di un qualunque utente della strada. Puoi essere esperto, bravo, preparato, dotato di tecnologie e reattivo quanto voi, ma l’errore degli altri è imponderabile, imprevedibile e a volte inevitabile.

Quello che succede dopo un incidente in bici è qualcosa di simile a una serie di ingranaggi che si rimescolano fra di loro, cercando un nuovo ritmo e una nuova velocità. Vi dico come ci si sente e provo a spiegarvi come cambiare atteggiamento mentale quando siamo in strada, con qualunque mezzo.

La velocità deve lasciare spazio all’emergenza

Quando sei alla guida, sei alla guida e basta. Se la velocità sale e stai pensando ad altro, sappi che stai aumentando il rischio.

Cerca la velocità opportuna in ogni situazione. Usando il cervello e togliendoti dalla testa le immagini del Giro, della MotoGp e del mondiale Rally.

Conserva sempre un margine per fare manovre di emergenza in sicurezza. Ricordandosi che se si chiamano di emergenza è perché avvengono quando meno te l’aspetti.

Questo principio vale sia per chi guida un’automobile sia per chi pedala, ma sulla bici da corsa assume un’importanza particolare perché il mezzo offre una protezione molto limitata e reagisce in modo diverso rispetto a un’auto o a una moto.

Curve coperte e frenate improvvise

Ecco: quel “conserva un margine per fare manovre di emergenza in sicurezza” si applica soprattutto in curva e in modo particolare nelle curve coperte. Cioè, rallenta, specialmente in bici.

Perché, pensateci bene, certamente sono fatte per andare su strada, per essere leggere e scorrevoli, ma solo di recente hanno iniziato ad essere anche un po’ più sicure e facili da guidare. E questa evoluzione continua.

Tutte le raffinatezze e le tecnologie a bordo, però, non ti salvano quando c’è la situazione di emergenza e, soprattutto, la frenata in curva di emergenza. In quel momento le bici hanno un comportamento che è molto lontano da quello di un auto o di una moto moderna nella medesima situazione.

Tornano ad essere dei “giocattoli”. Splendidi quanto vuoi, ma giocattoli. Quindi, in curva, da oggi, adotta una nuova consapevolezza mentre guidi la tua bici.

ciclista su strada affronta curva coperta

Il comportamento della bici da corsa in caso di manovra improvvisa

Sai quali sono i reali limiti del mezzo che guidi? Sai rispondere a questa domanda: la mia bici, moto, auto come si comporta se dovessi farle fare una frenata o un cambiamento di traiettoria improvviso?

Se non sai la risposta, puoi trovarti in situazioni di potenziale pericolo (per te e per gli altri) senza saperlo. Le caratteristiche della bici da corsa non eliminano la necessità di conoscere questi limiti, anche quando il mezzo è dotato di componenti moderni e tecnologie evolute.

Sono ottimista di natura e sento che un giorno tornerò in sella senza troppe preoccupazioni, ma con nuove consapevolezze. Le medesime che sto già attuando alla guida della mia auto.

Luce led frontale e visibilità

Fino allo scorso anno ero un motociclista. Avevo una Honda VFR 800 che ho venduto perché non avevo tempo di usare e soprattutto perché mi esponeva a dei rischi in strada che volevo assolutamente evitare. Per me e la mia famiglia.

Già la bici, mi dicevo, è un rischio, per cui la moto, potendo farne a meno, è meglio darla via. Cosa che ho fatto lo scorso ottobre.

Ma se quel giovedì 16 maggio fossi stato in moto, come sarebbe andata? Quell’automobilista mi avrebbe visto, grazie al fanale, ed avrebbe evitato quella manovra disastrosa?

E se sulla mia bici, invece, avessi avuto una luce led lampeggiante, come sarebbe andata? Non ho le risposte e non le avrò mai.

Ma di sicuro appena tornerò in bici su strada non mancherò di avere una luce led lampeggiante anche davanti. Nel frattempo continuo a ripetermi, anche mentre guido la macchina, “conserva un margine per fare manovre di emergenza in sicurezza”.

Gomme e cerchi più larghi: il compromesso tra peso e sicurezza

Questa esperienza mi porta a pensare che servirà un passo indietro. E vi spiego come e perché.

Le gomme più larghe hanno un’impronta a terra maggiore e questo da un lato riduce la scorrevolezza, ma dall’altro aumenta il grip e la sicurezza.

Se una gomma più larga, diciamo da 28 mm, viene montata su un cerchio di ultima generazione la cui larghezza interna passa dai classici 17-19 mm a 22 o anche 25 mm, l’impronta a terra della gomma e la rigidità torsionale della ruota aumentano ulteriormente.

Insieme, ahimè, al peso. Ed è questo il passo indietro di cui parlo.

ElementoEffetto indicato
Gomme più largheUn’impronta a terra maggiore, più grip e sicurezza, ma riduzione della scorrevolezza
Cerchi con larghezza interna di 22 o anche 25 mmAumento dell’impronta a terra e della rigidità torsionale della ruota
PesoAumenta insieme alla maggiore larghezza
Gomme da 28 mm su cerchi più larghiCompromesso tra sicurezza, rigidità, peso e scorrevolezza

Solo che sacrificare la leggerezza e, in una certa misura, anche la scorrevolezza è davvero dura. Però, siccome le strade su cui pedaliamo non sono quelle del Giro o del Tour, siccome non siamo tutti i giorni in gara (e anche in gara non siamo liberi di fare quel cavolo che ci pare), ma sono le nostre solite più o meno malmesse strade di tutti i giorni, forse, questo sacrificio vale la pena almeno di essere considerato.

La distanza psicologica dall’incidente

Bruta disavventura per la campionessa olandese Lorena Wiebes che ha avuto la fortuna di poterla raccontare in prima persona: “Un’auto mi ha colpita da dietro, poteva finire molto peggio”.

La campionessa mondiale di gravel e su pista ha poi mostrato la bici distrutta ringraziando chi non è rimasto a guardare: “Si sono fermati per vedere come stavo”.

Lorena Wiebes ha vissuto un altro durissimo momento del suo spettacolare 2025 - che le è valso la candidatura al Velo d'Or - sulle strade di casa: la pluricampionessa olandese è stata infatti investita da un automobilista mentre era in bicicletta, venendo colpita da dietro e catapultata sul ciglio della strada.

Fortunatamente, solo qualche livido e alcuni graffi e tanta paura: "Sono stata semplicemente fortunata" ha raccontato mostrando la sua bici con la ruota posteriore completamente distrutta.

La bici distrutta e l’importanza dei soccorsi

L'ennesimo incidente stradale che poteva trasformarsi in qualcosa di più di un semplice spavento ha coinvolto la miglior ciclista femminile del momento, Lorena Wiebes.

A raccontare la sua triste disavventura è stata la campionessa olandese che ha pubblicato in una storia anche ciò che è rimasto della sua bicicletta elettrica con cui stava pedalando tra le strade di casa.

Un'auto l'ha colpita, investendola e gettandola fuori dalla carreggiata: alla fine, nessuna conseguenza particolare ma qualche contusione e lo spavento per l'impatto.

La ruota posteriore completamente squarciata, con la camera d'aria tra i raggi distorti del cerchione deformato e una bici completamente da buttare. Poco male, perché poteva finire molto peggio e il danno subito dalla bicicletta è nulla rispetto a quanto poteva capitare a Wiebes.

"Sono stata colpita da dietro" ha raccontato sui social rivivendo la sua disavventura stradale, "da un'auto. Per fortuna sto bene ma poteva finire molto peggio". Poi, il ringraziamento a chi, di fronte all'incidente non è rimasto a guardare: "Grazie alle due persone che si sono fermate per controllare che stessi bene".

bici da corsa danneggiata dopo incidente

Gli incidenti possono interrompere anche la carriera agonistica

La caduta di Wiebes ai Mondiali su pista in Cile e gli attacchi degli hater

In questo finale di 2025 non è la prima volta che la sfortuna guarda negli occhi la campionessa olandese. Un paio di settimane fa, in occasione dei Mondiali su pista a Santiago del Cile, era stata vittima di un'altra caduta, questa volta mentre gareggiata.

Anche in quel caso, malgrado l'impatto tremendo al suolo, se l'era cavata con escoriazioni e qualche livido. Oltre ad una serie di inconsulti insulti arrivati via web da hater che le auguravano il peggio.

Il 2025 perfetto di Lorena Wiebes: 25 vittorie, titoli mondiali in gravel e pista

Dopotutto, Lorena Wiebes è stata la ciclista più forte dell'ultima stagione appena conclusa, riuscendo a dimostrar e un dominio quasi assoluto, di un livello decisamente superiore rispetto alle altre. Venticinque vittorie stagionali e il titolo mondiale nel gravel, oltre ad essere diventata la terza atleta della storia ciclismo a laurearsi per due volte consecutive campionessa del mondo nello scratch, proprio a Santiago del Cile.

Il ritorno in sella dopo un incidente

Su Strava ho impostato due obiettivi: 7 ore di allenamento settimanali e circa 9000 km nel 2019. Ed ero a buon punto. Ho smesso di pensarci e non apro più quell’applicazione.

So che per un po’ di tempo quelle 7 ore a settimana saranno un miraggio. La fascia cardio, come le scarpe da bici, sono in un cassetto.

I calzoncini sono belli lavati e sistemati in ordine dove dovrebbero essere. Calzini, maglie intime, occhiali, tutto pronto per essere usato.

Quando mi capita di aprire questi cassetti, il vedere questi oggetti lì fermi mi fa male. Non sto più uscendo in bici. Sono due settimane che non lo faccio. E non so ancora per quanto sarà così.

Il ritorno in sella non riguarda soltanto la condizione fisica, ma anche il rapporto mentale con la strada, con il traffico e con la possibilità che un evento improvviso interrompa nuovamente l’uscita.

Il rapporto tra allenamento, umore e corpo

Ho cambiato la mia dieta. Sto mangiando meno cibo e non dico che conto le calorie, ma ci vado vicino.

Sto andando in piscina, senza forzare, per tenermi attivo, perché il metabolismo non deve rallentare. O meglio, non deve rallentare troppo altrimenti, lo sapete, ci si ritrova con 5-6 Kg in più addosso.

Forse questo è uno dei punti cruciali: la pratica costante di uno sport di resistenza aumenta la produzione di β-endorfine, cioè una morfina prodotta dal nostro corpo.

Tanto più sei allenato, tanto maggiore sarà la produzione di questa sostanza, e tanto più difficilmente tenderai a saltare una sessione di allenamento.

Ne siamo tutti più o meno consapevoli, salvo che nel momento in cui si interrompe questa magica routine il proprio umore ne risenta in modo netto. Ma anche il proprio corpo.

Fatto sta che ti senti un po’ come un pesce fuor d’acqua, come se ti mancasse qualcosa di importante nella tua routine settimanale (o quotidiana) e alla fine cerchi altrove appagamento e soddisfazione.

Che non sono facili da trovare e soprattutto difficilmente ti daranno quello splendido rapporto con te stesso, il tuo corpo e la tua mente che la bici ti dava.

Quando la bici diventa tutta la vita

Mi manca la bici, tutte le mie bici, mi mancano i gesti abitudinari dell’essere ciclista, il guardare il meteo e le previsioni, il pianificare l’uscita in bici, la doccia dopo l’allenamento, le β-endorfine nel sangue e tutte quelle piccole cose che ognuno di noi conosce e ama.

Io voglio tornare a stare bene come ciclista e nel frattempo mi guardo intorno. Mi ritrovo con del tempo in più che non so come impiegare in modo altrettanto felice per me.

So che devo cambiare le mie abitudini e allo stesso tempo non vorrei farlo, perché magari è solo una situazione transitoria. Sebbene per me la bici sia uno strumento di lavoro, ho sempre cercato di vederla come uno svago.

Di viverla e raccontarla da appassionato perché mi ha insegnato e fatto scoprire tantissime cose di me e del mondo. E voglio tornare in sella.

Questa è la ri-scoperta delle ultime due settimane. Perché in realtà mi riporta indietro di oltre 25 anni, quando da adolescente agonista impallinato di ciclismo e con il sogno del professionismo i medici mi dissero che non potevo più farlo.

E lì, in maniera più o meno traumatica, mi accorsi che non c’era solo la bici e che la vita, là fuori, era magnifica. Adesso a distanza di anni hanno di nuovo fatto capolino nella mia mente quelle sensazioni.

Non può esserci solo la bici. O meglio, è lecito, corretto, opportuno, sano dare alla bici tutta questa importanza? Qualcuno più saggio di me una volta disse che non bisogna farsi guidare dalle proprie passioni. Ognuno risponda per sé.

Controlli medici e ripresa dell’attività

Ho in mano i risultati dell’ecografia e quelli della risonanza magnetica. Oggi pomeriggio c’è la visita con l’ortopedico del CONI e spero di sapere come e quando tornare in bici.

Sono nato ottimista.

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